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Formazione di Rete Ambito 26

La seconda annualità della formazione dei docenti

La seconda annualità della formazione dei docenti
Il cammino intrapreso, scenari e prospettive

di Cristina Gazzieri

Nel mese di dicembre 2017 le scuole polo per la formazione d’ambito hanno ricevuto i finanziamenti per la seconda annualità della formazione docenti[1]. I finanziamenti sono stati preceduti  dalla nota MIUR 8.11.2017[2] che ha dato nuove indicazioni per la progettazione dei corsi. Innanzitutto viene segnalata l’opportunità di “attribuire grande importanza ai seguenti obiettivi”:
  • dare il giusto spazio ai bisogni formativi delle scuole;
  • comprendere, per quanto possibile, i bisogni formativi dei singoli docenti;
  • favorire il ricorso ad attività di ricerca didattica e formazione sul campo promuovendo esperienze innovative e limitando trattazioni astratte e lezione frontale; coinvolgere strutture universitarie, associazioni professionali, enti o soggetti qualificati accreditati.

Le indicazioni non sono nuove, ricalcano sostanzialmente quanto già  precisato nel Piano Nazionale di Formazione Docenti 2016-2019, ma i punti evidenziati nella nota di novembre sottolineano le criticità emerse dal primo anno di esperienza dei corsi di formazione d’ambito.

Il primo punto: “dare il giusto spazio ai bisogni formativi delle scuole”, in particolare, è una sottolineatura che corrisponde ad una reale difficoltà. Nello scorso anno scolastico le scuole polo si sono trovate a dover, in breve tempo, raccogliere i bisogni formativi degli Istituti afferenti all’ambito, sintetizzarli e organizzare corsi  per tutte le scuole. Nello sforzo organizzativo necessario per far partire diversi corsi, soprattutto nelle regioni in cui gran parte dei Dirigenti Scolastici sono gravati dal peso di una reggenza, non è stato facile tener presente le istanze di ogni singolo istituto, tantomeno di ogni singolo docente. Inoltre, benché la normativa preveda che la scuola polo possa finanziare singoli istituti perché organizzino autonomamente corsi di particolare interesse per i docenti di quella scuola,  la complessità della rendicontazione che chiede il visto del revisore dei conti della scuola polo sull’operato della scuola  organizzatrice ha scoraggiato la maggior parte delle scuole capofila di rete dal realizzare tale eventualità. Quindi, in molti ambiti, non è stato possibile dare risposta ai molteplici bisogni formativi espressi dai docenti né sarà facile farlo quest’anno, anche se Il MIUR si è impegnato a semplificare le modalità di rendicontazione dei progetti.

La seconda sottolineatura: “favorire il ricorso ad attività di ricerca didattica e formazione sul campo promuovendo esperienze innovative e limitando trattazioni astratte e lezione frontale”, invece, affronta uno dei temi centrali della L. 107/2015, che riprende a sua volta lo spirito delle “Indicazioni Nazionali” del 2012, ossia la necessità di svincolare le lezioni scolastiche da modalità di semplice trasmissione di nozioni per promuovere, al contrario, lo sviluppo di competenze, di un sapere agito, tramite una didattica attiva, laboratoriale e tramite il superamento dei limiti della scansione oraria settimanale standard e della tradizionale articolazione del gruppo classe. In questa direzione sono andati molti corsi di formazione per i docenti dello scorso anno che hanno presentato: la didattica capovolta, il cooperative learning, la creazione di classi virtuali su piattaforme didattiche, la robotica, il coding, il digital story telling e diverse nuove interessanti approcci didattici che, però, sono ancora ben lontani dall’essere entrati a far parte delle prassi didattiche di tutti i giorni e su cui sarà necessario continuare a riflettere per rinnovare veramente le modalità di lavoro in classe.

Il terzo punto: “coinvolgere strutture universitarie, associazioni professionali, enti o soggetti qualificati accreditati” è quanto mai attuale. I docenti di frequente avvertono il bisogno di ricevere una formazione qualificata più aperta, che provenga dal mondo universitario o, soprattutto per gli istituti tecnici e professionali, dal mondo produttivo. Sono, però, necessarie convenzioni a livello degli Uffici Scolastici Regionali che avvicinino queste realtà e resta il vincolo degli ormai inadeguati compensi per attività di docenza relativi ad iniziative di formazione fissati dal Decreto Interministeriale 12 ottobre 1995 n. 326, che non sono certo più proponibili a docenti universitari o a specialisti del mondo delle professioni.

La nota MIUR 8.11.2017 prosegue precisando “In ogni ambito dovranno essere assicurate iniziative formative relative a:

  • il tema delle competenze e connesse didattiche innovative
  • il tema della valutazione degli apprendimenti (in particolare: riferimento a valutazione formativa, nuovo ruolo delle prove Invalsi, certificazione delle competenze, nuovi esami di Stato I ciclo)
  • alternanza scuola lavoro
  • autonomia, organico di potenziamento, modelli organizzativi flessibili.

Alle azioni sulle lingue dovrà essere riservata una quota delle risorse disponibili a livello di ciascun ambito territoriale in funzione dei bisogni territoriali”

Ulteriori temi opportuni:

  • integrazione culturale, cittadinanza globale, sostenibilità;
  • inclusione e disabilità;
  • insuccesso scolastico, contrasto alla dispersione;
  • cultura artistica e musicale (D. Lgs 60/2017) almeno un laboratorio ogni ambito e “almeno due iniziative formative rivolte ai docenti di scuola dell’infanzia statale aperti anche a docenti ed educatori di altri comparti educativi, sui temi dell’infanzia.”
  • Indicazioni specifiche per la formazione sui temi dell’inclusione e assegnazione fondi nazionali per l’inclusione [3]

La nota si sofferma anche sulla necessità di inserire le iniziative formative di tutte le scuole nella piattaforma S.O.F.I.A.[4]( MIUR.AOODGPER.REGISTRO UFFICIALE(U).0022272.19-05-2017Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti), attiva da maggio 2017 e il cui scopo è sia di raccogliere tutte le proposte formative delle scuole per dar modo ai docenti di selezionare i corsi più rispondenti ai loro bisogni (e agevolare, quindi, la soddisfazione dei bisogni formativi di tutti i docenti) sia di costruire un portfolio professionale che raccolga l’elenco dei percorsi di formazione svolti da ogni insegnante costituendone una vera e propria “storia formativa” a cui saranno aggiunti, in seguito, gli ulteriori aspetti dell’anagrafe della professionalità, del bilancio di competenze e degli ulteriori elementi di documentazione della propria attività didattica. Il portfolio così formato, potrà, forse, diventare uno strumento funzionale anche alla “chiamata diretta” dei docenti dagli ambiti territoriali o ai Dirigenti Scolastici per una miglior conoscenza e utilizzo dei docenti a seconda delle loro esperienze o formazione.

Nella nota viene, poi, anticipata un’azione di monitoraggio qualitativo che verrà svolta in in almeno 3 ambiti territoriali e sarà realizzata da staff regionali per la formazione che prenderanno contatto con i Dirigenti Scolastici degli ambiti oggetto di monitoraggio per approfondire le dinamiche formative messe in atto e organizzeranno focus group con rappresentanze di insegnanti e formatori per verificare la rispondenza e la qualità delle azioni realizzate.

Infine, nel documento della nota Miur si informa che è sono stati istituiti 3 gruppi di lavoro (“dirigenti ispettori” (sic!), DS, docenti, prof. universitari, esperti di formazione, rappresentanti delle fondazioni ASTRID, Agnelli e Compagnia S. Paolo) dalla Direzione Generale per il Personale per fornire al MIUR proposte rispetto a:

1 – standard di qualità delle iniziative formative

2 – standard professionali dei docenti

3 – documentazione a corredo della formazione (Portfolio e curricolo formativo)

I primi esiti sono stati resi noti in occasione degli incontri interregionali organizzati nel mese di dicembre; per il Nord a Milano il 14 dicembre 2017, il dott. Giancarlo Cerini, già Dirigente Tecnico MIUR, rispetto agli “standard di qualità delle iniziative formative” ha presentato come indicatori di qualità: le unità formative, i crediti, i formatori, la governance e gli aspetti amministrativi; evidenziando, fra l’altro, gli aspetti del sistema da implementare: l’attribuzione di crediti spendibili per i docenti destinatari di azioni di formazione e la certificazione delle competenze acquisite, la necessità di figure professionali nel campo della progettazione della formazione e di un significativo monitoraggio qualitativo della formazione.

Riguardo agli esiti del lavoro del secondo gruppo tecnico-scientifico sugli standard professionali il dottor Cerini ha indicato come standard:

  • le conoscenze culturali e disciplinari
  • le conoscenze didattico metodologiche e di gestione delle relazioni e degli ambienti di apprendimento
  • gli aspetti istituzionali e sociali della professione
  • lo sviluppo e la cura della professionalità in termini di formazione e di esperienze
  • l’organizzazione scolastica e il lavoro collaborativo.

Sono definite, poi, tre fasi in cui il docente si può collocare: un livello iniziale, un livello base e un livello esperto.

I primi esiti del lavoro del terzo gruppo, in occasione dell’incontro interregionale sulla formazione docenti di Milano del 14 dicembre 2017 sono stati presentati dalla dottoressa Maria Chiara Pettenati, Dirigente di Ricerca Indire, area formazione, che ha presentato il portfolio del docente come un dossier che fornisce una sintesi delle esperienze e delle competenze professionali dell’insegnante anche in funzione della valutazione esterna, di opportunità di mobilità o di carriera. Il portfolio raccoglierà non solo le unità formative svolte dal docente, ma anche le riflessioni dell’insegnante sul percorso compiuto, la validazione delle unità formative e la certificazione delle competenze acquisite. Occorrerà, quindi, implementare l’attuale piattaforma S.O.F.I.A.e il sistema di raccolta delle esperienze formative del docente per farvi confluire anche le informazioni amministrative disponibili sulla carriera del docente.

In conclusione, non si può che apprezzare, innanzitutto, l’impegno economico mostrato anche in questa seconda annualità nel finanziare la formazione d’ambito (Complessivamente, l’importo previsto per la seconda annualità del Piano nazionale di formazione è di 30 milioni di euro); si tratta di reali investimenti per circa metà delle somme già erogati alle scuole polo per dare impulso all’aggiornamento degli insegnanti sulla base dei loro reali bisogni; risulta altrettanto apprezzabile lo sforzo di capire quali siano i punti forti e le debolezze di questo nuovo sistema formativo avviato nello scorso anno. Si tratterà ora di vedere se il MIUR sarà in grado di dare continuità all’azione di formazione avviata e  risposta concreta in tempi brevi alle criticità emerse.

[1]La seconda annualità si riferisce al  DM 797 del 19 ottobre 2016, con il quale è stato adottato il Piano nazionale di formazione del personale docente per il triennio 2016-2019. Il documento rappresenta un quadro di riferimento istituzionale della formazione in servizio come prevista dalla L 107/15 c.124 . “Nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale. Le attività di formazione sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa e con i risultati emersi dai piani di miglioramento delle istituzioni scolastiche previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente 13, n. 80, sulla base delle priorità nazionali indicate nel Piano nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentite le organizzazioni sindacali rappresentative di categoria.”

[2] Nota MIUR 08.11.2017, prot. n. 47777 Indicazioni e ripartizione fondi per le iniziative formative relative alla II annualità Piano di formazione docenti, nonché per la formazione docenti neoassunti a.s. 2017-2018 e la formazione sui temi dell’Inclusione a.s. 2017-2018.

[3] A tal proposito la nota recita: Per ciò che concerne le caratteristiche delle azioni formative sui temi dell’inclusione (destinatari, modello formativo, organizzazione, soggetti erogatori) è possibile far riferimento a quanto già definito nella nota circolare n. 32839 del 3/11/2016, avendo cura, fra l’altro, di programmare iniziative formative sulla base dei bisogni d’ambito rilevati.

[4]MIUR.AOODGPER.REGISTRO UFFICIALE(U).0022272.19-05-2017Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti

Tratto da http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=99684


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